Le chiese del borgo custodiscono una ricca collezione di statue, quadri e icone sacre. Ogni opera racconta una storia di fede, devozione popolare e tradizione artigianale tramandata nei secoli.
Pellegrino, guaritore e protettore — nato a Montpellier nel 1295
Nato nel 1295 a Montpellier in Francia da Giovanni Rog, governatore della città, portava sulla pelle una croce rossa come segno della sua elezione divina. Rimasto orfano a vent'anni, distribuì i propri beni ai poveri e intraprese il pellegrinaggio verso Roma.
Lungo il cammino dedicò la vita a curare gli appestati: ad Acquapendente, Cesena, Rimini, Novara e infine a Piacenza, dove contrasse lui stesso la malattia. Ritiratosi nella foresta, una fonte miracolosa sgorgò per lavargli le piaghe e un cane randagio lo nutriva ogni giorno portandogli il pane.
Al ritorno a Montpellier nel 1327, non riconosciuto dallo zio governatore, fu incarcerato per sospetto di spionaggio e morì in prigione il 16 agosto 1327 dopo cinque anni di prigionia. Solo alla morte lo zio riconobbe la sua identità.
La statua raffigura il Santo nell'iconografia classica: cappello e mantello da pellegrino, bordone, la gamba sollevata a mostrare la piaga della peste, il cane ai suoi piedi con il pane in bocca. Indossa abiti di colore beige-ocra con mantello rosso. Durante la processione del 16 agosto viene adornata con nastri e offerte votive.
Il culto di San Rocco a Cabbia è antichissimo: la chiesa a lui dedicata è menzionata per la prima volta nella visita pastorale del 1549. La struttura originaria era un edificio tratturale — costruito lungo i percorsi dei pastori transumanti — con "due finestre quadrate con grata", caratteristiche di questo tipo di cappella.
I Procuratori — laici nominati ogni anno — organizzano l'intera settimana di festeggiamenti di agosto: messe, novena, processione, fiaccolata, giochi, fuochi d'artificio, musica e ballo. La tradizione del "San Rocchittu" di aprile anticipa con una piccola festa primaverile la grande solennità estiva.
"Il Grande" — padre del monachesimo, nato in Egitto nel 251 d.C.
Antonio nacque intorno al 251 d.C. in Egitto da famiglia benestante cristiana. A vent'anni, venduti i propri beni e affidati i poveri ai vicini, si ritirò nel deserto diventando il padre del monachesimo cristiano. Visse fino a 105 anni, ritiratosi in una grotta nel Monte Qolzum sul Mar Rosso.
La leggenda narra che, sceso agli inferi per trafugare il fuoco al demonio e portarlo all'umanità, fu accompagnato da un maiale. Da qui il legame tradizionale con gli animali e l'abitudine contadina di benedire le bestie il 17 gennaio.
La statua raffigura il Santo anziano in abito monastico scuro, con in mano il caratteristico bastone a forma di Tau (croce egizia) e un campanello. Ai suoi piedi è ritratto il piccolo maiale, simbolo del fuoco rubato al demonio. Il volto reca una lunga barba bianca, segno di saggezza e longevità.
Il 17 gennaio Cabbia celebra Sant'Antonio Abate con un pranzo comunitario in piazza: colenne (minestra di farro in brodo), salsicce arrostite, fagioli e abbondante vino. Tradizionalmente si benedicevano gli animali domestici — la benedizione aveva luogo davanti alla chiesa e si portavano asini, capre, cani e gatti.
In passato, nella notte tra il 16 e il 17 gennaio, si accendeva un grande falò nel piazzale — 'U fucarone — attorno al quale il paese intero si riuniva a cantare e scaldarsi. La tradizione del falò è stata recuperata negli ultimi anni.
Dottore della Chiesa — nato a Lisbona nel 1195, morto a Padova nel 1231
Fernando Martins de Bulhões nacque nel 1195 a Lisbona da famiglia nobile portoghese. Entrato prima negli Agostiniani, passò poi ai Francescani dopo aver visto i corpi dei primi martiri dell'ordine uccisi in Marocco. Predicatore straordinario, fu contemporaneo e amico di San Francesco d'Assisi.
Morì a soli 36 anni a Padova nel 1231, dove tuttora si conserva il suo corpo nella Basilica a lui dedicata. Canonizzato un anno dopo la morte, è uno dei santi più venerati della tradizione cattolica.
Il famoso miracolo del bambino che parla per difendere l'innocenza del padre è tra i più celebri. Altrettanto nota è la visione del Bambino Gesù che gli apparve sul libro aperto.
La statua mostra il Santo in abito francescano marrone col cordone bianco, con il Bambino Gesù che si manifesta sul libro aperto che il Santo regge nel braccio sinistro. Il volto giovane e sereno, la tonsura, il giglio bianco nella mano destra.
La festa di Sant'Antonio di Padova a Cabbia si celebra la prima domenica dopo il 13 giugno. La tradizione prevede una cena comunitaria il sabato sera — con pasta al forno, arrosticini e dolci — seguita la domenica mattina dalla messa solenne e dalla processione con la statua del Santo per le vie del paese.
Anticamente, le giovani donne non sposate recitavano la novena di Sant'Antonio chiedendo al Santo l'intercessione per trovare marito — tradizione oggi sopravvissuta in forma scherzosa. È anche invocato per ritrovare gli oggetti smarriti: "Sant'Antonie mio, trovame 'sta cosa".
Vergine e martire — Terni, III secolo — particolarmente venerata nell'Appennino centrale
Anatolia fu una giovane nobile romana del III secolo d.C., sorella di Santa Vittoria. Secondo la tradizione, rifiutò il matrimonio con il patrizio Tiziano per consacrarsi a Dio. Convertì alla fede cristiana molti tra i propri servi e schiavi liberandoli, atto rivoluzionario nell'Impero romano.
Arrestata insieme alla sorella Vittoria, resistette alle pressioni del fidanzato e alle torture. Ritiratasi sui monti della Sabina, convertì anche il suo carceriere Audace. Entrambi furono martirizzati intorno al 250 d.C., durante le persecuzioni dell'imperatore Decio. Il suo corpo riposa nella cattedrale di Terni.
È patrona di molte comunità dell'Appennino centrale — Umbria, Lazio, Abruzzo — dove la devozione è antichissima e radicata nelle tradizioni agricole locali.
La festa di Sant'Anatolia si celebra la prima domenica dopo il 10 luglio con una cena comunitaria serale all'aperto e la processione domenicale con la statua della Santa. È una delle feste dell'estate cajana, che segue quella di Sant'Antonio di Padova (giugno) e precede la grande festa di San Rocco (agosto).
Dal cuore della chiesa patronale all'apparizione sul colle — cinque volti della devozione mariana
La chiesa principale del paese è dedicata a Santa Maria Assunta, a testimoniare quanto la devozione mariana sia centrale nella vita religiosa cajana. L'altare maggiore — detto "Altare della Vergine" — è ornato con marmi intarsiati e ospita la statua dell'Assunta, una delle opere più preziose del borgo.
Costruita dalla famiglia Salvi e dedicata alla Madonna delle Grazie, la Chiesola viene aperta solennemente nella notte del 15 agosto con una suggestiva fiaccolata che parte dalla chiesa di San Rocco. L'interno custodisce un quadro della Madonna su un piccolo altare, donato dalla famiglia fondatrice.
Nel 1997 fu costruito un altare votivo sul colle sovrastante il paese dopo che due persone riferirono di aver visto la Madonna scendere dal cielo e fermarsi all'altezza della cima. L'episodio suscitò grande impressione nella comunità e portò alla costruzione dell'edicola.
Ogni anno, dopo ferragosto, si svolge una processione dal paese all'altare sul colle — un cammino breve ma significativo che coinvolge l'intera comunità.
Il quadro della Madonna di Loreto custodito nella chiesa di San Rocco è una testimonianza preziosa: fu donato nel 1903 da operai cajani emigrati in Germania, che vollero lasciare un segno di devozione e riconoscenza nel loro paese natale. La Madonna di Loreto, patrona degli aviatori e dei viaggiatori, era particolarmente cara a chi lasciava la propria terra.
Vescovo di Terni — martirizzato il 14 febbraio 273 d.C.
Valentino fu vescovo di Terni nel III secolo. Secondo la tradizione, officiò segretamente matrimoni tra soldati romani — ai quali era vietato sposarsi — e le loro compagne cristiane. Per questo fu arrestato e decapitato il 14 febbraio 273 d.C. per ordine dell'imperatore Claudio II.
Il legame con gli innamorati risale al Medioevo: il poeta Chaucer nel XIV secolo associò la festa del 14 febbraio all'amore romantico, e da allora la tradizione si diffuse in tutta Europa. Il corpo di San Valentino è conservato nella basilica a lui dedicata a Terni.
La presenza del Santo a Cabbia testimonia i forti legami storici tra questa zona dell'Appennino abruzzese e l'area umbra, confinante attraverso i valichi montani.
Fondatore dei Frati Minori — Assisi 1181/82 – 1226 — patrono d'Italia
Francesco Bernardone nacque ad Assisi intorno al 1181 da ricca famiglia di mercanti. Dopo una giovinezza agiata e una conversione radicale, abbracciò la povertà assoluta e fondò l'ordine dei Frati Minori, approvato da papa Innocenzo III nel 1209.
Nel 1224, sul Monte della Verna, ricevette le stimmate — le cinque piaghe di Cristo — diventando il primo stigmatizzato della storia cristiana. Morì nel 1226 ad Assisi, cantando il Cantico delle Creature.
La vicinanza geografica di Cabbia con l'Umbria e la tradizione francescana radicata nell'Appennino centrale spiegano la presenza del Santo tra i venerati nel borgo.
Martire alessandrina — III–IV secolo d.C. — Dottore della Chiesa
Caterina era figlia del re di Alessandria d'Egitto, dottissima e virtuosa. Convertita al Cristianesimo, rifiutò di adorare gli dèi pagani e sfidò in pubblica disputa cinquanta filosofi pagani inviati dall'imperatore Massimino, convertendoli tutti. Condannata alla ruota dentata — che miracolosamente si ruppe — fu poi decapitata intorno al 305 d.C.
Il suo corpo, secondo la tradizione, fu portato dagli angeli sul Monte Sinai, dove sorge tuttora il celebre monastero a lei dedicato. Tra le più venerate martiri della Cristianità, è considerata una delle Quattordici Sante Ausiliarie.
Frate francescano osservante — XIV–XV secolo — il Santo del miracolo del 1480
Andrea da Montereale fu un frate francescano osservante vissuto tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo nel territorio aquilano. Noto per la sua santità di vita, la carità verso i poveri e i malati, fu considerato in vita un uomo di Dio dotato di doni soprannaturali.
La sua fama di taumaturgo si diffuse rapidamente tra le comunità dell'Appennino abruzzese — tra cui Cabbia — e sopravvisse per secoli dopo la sua morte nella venerazione popolare.
Il 5 maggio 1480 si registra a Cabbia una miracolosa guarigione attribuita all'intercessione del Beato Andrea da Montereale. L'episodio è uno dei primi documenti storici che attestano la vita religiosa del borgo e il legame con il territorio aquilano. Il miracolo è riportato nelle cronache dell'epoca e testimonia la devozione popolare intorno alla figura del Beato, non ancora formalmente canonizzato ma già venerato come Santo dalla comunità.
Il miracolo del 1480 è uno dei primissimi eventi storicamente documentati della vita religiosa di Cabbia — la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta sarà menzionata ufficialmente per la prima volta solo nella visita pastorale del 1549. Questo significa che la devozione al Beato Andrea precedette persino le prime testimonianze scritte della vita parrocchiale del borgo.
La figura del Beato Andrea testimonia anche i legami spirituali e culturali profondi tra Cabbia e Montereale, capoluogo del comune di cui il borgo fa parte fin dal XIII secolo.
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